colLateral Thoughts











likeaboss


Quando emigri in un altro Paese spesso bastano delle cose insignificanti per farti sentire una persona veramente cool.
Cose che a casa tua sarebbero normalissime, di cui neanche ti accorgi, o che magari ti darebbero anche fastidio…altrove diventano momenti di pura gioia o di grande soddisfazione. Forse perché la routine non esiste più in queste situazioni. Perché alla fin fine è questa la differenza. Tutto è nuovo e niente è abitudine.Oltre ad essere momenti di soddisfazione, certi episodi sono la prova che finalmente vi state impadronendo della lingua del posto, una specie di “certificazione on the road”, giri di boa, momenti che “fatto questo sei apposto” (fino al prossimo), una specie di upgrade. Ce ne sono molti e di molti tipi. Proprio come i capitoli del libro di grammatica…. 😛La prima inconfutabile “certificazione” è la prima litigata (vinta) in lingua straniera.Allora ecco il mio primo vero momento di soddisfazione (linguistica) di questa mia nuova vita portoghese.Mi trovavo alla stazione, tra l’altro dopo alcuni giorni passati con i miei genitori e quindi un po’ più rilassata e coccolata e quasi in versione vacanza più che in versione “nuova abitante che cerca di integrarsi e limitare il numero di figuracce”.A Oporto, in stazione, hanno un metodo stile le nostre poste.C’è una macchinetta che ti dà un biglietto con una lettera e un numero.La macchinetta ha circa 4 pulsanti diversi in base a quello che devi fare e di conseguenza ti dà una lettera con numero diverso. Poi c’è un tabellone su cui appare il turno di quale biglietto a quale sportello.

Ok….ammetto che già prendendo il numero mi sono un po’ tirata su il morale… Vedevo varia gente prima di me andare in crisi mistica per decidere quale pulsante schiacciare, mentre con calma e gesso me la sono cavata al primo colpo. Ma più che una soddisfazione è stata una consolazione tipo “allora forse il mio portoghese non è così male come credevo”.
(( Devo anche dire che Porto forse non è una città molto tourist-friendly…mettere i pulsantini anche in inglese non sarebbe un grande sforzo né un grande costo…invece sono solo in portoghese. Tra l’altro in generale (la città) scarseggia parecchio di cartelli e simili ))

Finalmente arriva il mio turno e io vado dall’omino dei biglietti che controlla il mio numero e conferma che è tutto ok e posso procedere. Inizio a chiedergli il mio biglietto quando sopraggiunge una signora, apparentemente molto distinta e rispettabile, che mi spinge da parte e dice al bigliettaio che io le ho fregato il posto e che lui si dovrebbe vergognare a fare il biglietto a me che lo occupo abusivamente ecc. ecc. (questo più o meno è il sunto…. Per uno straniero in Portogallo la definizione di “sunto” è: il numero di parole che un normale orecchio umano è in grado di captare mentre un Portoghese parla alla velocità di un portoghese, crasi incluse. Se il Portoghese in questione è pure incazzato inizierete a pensare che abbia dei super poteri. ). 😀
Il bigliettaio le dice tipo “no si sbaglia, il suo numero non è ancora uscito”.
La signora insiste.
Io allora le mostro il mio biglietto col numerino, le indico il tabellone e le dico ” C70, sportello 2 “
Questa mi guarda con sdegno totale, mi fa il gesto da Papa con la mano e mi fa “tu…taci taci..” e torna all’attacco verso il bigliettaio…
Io in quel momento non ci ho più visto (già in generale ho problemi con chi mi fa “il gesto del Papa”) e senza neanche accorgermene sono partita in quarta e le ho fatto una ramanzina da nove, ma pur sempre educata e garbata. Della serie che chi deve tacere sono gli arroganti e non io, che io non sto né occupando né rubando niente e che se lei invece di fare la maleducata guarda il tabellone vedrà che il suo numero non è ancora uscito in quanto ora servono il B122 e lei è B124, mentre il mio C70 è proprio ora allo sportello 2.
Al che il bigliettaio l’ha guardata come dire…meglio di così non te lo potevo spiegare nemmeno io che son del mestiere, e se lo ha capito pure lei che non è di qua fatti delle domande… ecc.ecc.

Ecco beh…una gran cavolata. Una sciocchezza.
Una cosa che se mi fosse successa a casa forse mi avrebbe anche, non dico rovinato la giornata, ma almeno scocciata per svariati minuti.
Invece me ne sono andata via tipo “sono cool” tutta radiosa.
Ovviamente il motivo non è che mi piace litigare e finalmente ci sono riuscita, ma in quel momento mi sono detta “ma…allora so il portoghese! deveras!” ^_^

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{agosto 13, 2013}   – god save the green –

l’altro giorno ho visto questo film documentario…
ovviamente lo mandano in onda ben nascosto, su canali secondari e ad orari improbabili…
Io l’ho trovato bellissimo ed interessantissimo, e lo consiglio a tutti.

Credo si trovi anche in streaming.

 



Mancherebbero un sacco di aggiornamenti in mezzo, chiedo venia.
Cercherò di recuperare. (ahah! beato chi ci crede! 😛 )
Cmq….
A quanto pare sono quel tipo di persona che si complica la vita…
Che se non punta tutto non inizia neanche a giocare…
Che a scegliere la via semplice non si prende neanche il disturbo di muoversi…

Non lo dico per bullarmi.
E’ una riflessione. Sì, a volte mi chiedo se sono pazza o rincoglionita.

Però devo dire che a volte dà delle belle soddisfazioni.

Allora non contenta di aver realizzato il piano c,
ovvero licenziarmi dal mio lavoro indeterminato, iscrivermi alla veneranda età di 27 anni ad una laurea triennale “da capelli dritti”, finire in tempo e decentemente…
Mi sono detta…beh! perchè fermarsi qui?? Posso fare qualcosa di molto più folle!

In realtà inizialmente non faceva una piega…
il ragionamento era:
Non trovo un lavoro che mi farebbe crescere e con cui potrei vivere mentre posso avere una borsa di studio ancora per 2 anni…. Allora tanto vale che continuo a studiare e faccio qualcosa che mi piace e che potrebbe rendermi più competitiva professionalmente.
(premetto che non è stata una scelta da “choosy” e sarei veramente disposta a fare qualunque lavoro. Penso solo (dopo 7 anni di mazzo lavorativo) che a parità di entrata tanto vale fare qualcosa che ti appassiona finche puoi, )

Avrei potuto tranquillamente continuare gli studi in Italia, ma avendo fatto la Sslmit ho pensato che sarebbe stato più efficace andare all’estero visto che è ormai risaputo che una lingua la impari veramente solo sul campo e anche per altri motivi pratici (costi inferiori di vita/università o qualità dei campus/strutture/servizi/offerta formativa ecc.)

Qui scatta il raptus di follia…
Al momento di scegliere tra le opzioni possibili..
1) potrei andare in Germania…l’università costa poco, è ben fatta, di qualità, so bene il tedesco, ci ho già vissuto per più di un anno, hanno anche loro delle borse mica male. Conosco della gente lì.

2) potrei andare in “Anglofonia” (=Paesi di lingua in inglese), l’uni costa un po’ di più ma avrei una borsa dalla mia regione, so bene l’inglese, ci ho già vissuto per alcuni mesi, la qualità è buona. Conosco della gente lì.

3) Potrei andare in Portogallo, i costi sono buoni, la qualità pure, non ci sono mai stata se non per qualche giorno in vacanza, il mio livello di portoghese attivo fa pena, non conosco nessuno lì…

Da brava persona di buon senso ho scelto la terza opzione!
Della serie…complichiamoci la vita e facciamoci una flebo di stress!

In realtà ero convinta che non mi avrebbero neanche presa…e invece ho superato le selezioni, e senza neanche accorgermene avevo già la mia immatricolazione online.

Così, fra una settimana partirò per una città che non ho mai visto, dove si parla una lingua che padroneggio a malapena, e dove non conosco assolutamente nessuno.
In compenso mi piace un sacco il baccalà ed il fado e sarò vicina all’oceano, cosa non male visto che ho lo iodio basso.

Vedremo come va…ma alla fin fine se si deve giocare per vincere tanto vale farlo fuori casa. Insomma…ho voluto la bici? E adesso pedalo…ma mettere le rotelline non sarebbe la stessa cosa

” i fiori dicono che è tempo di fiorire, non sono curiosi su come andrà a finire “

 

p.s. ovviamente sono cosciente che espatriare, anche solo (per ora) per un periodo limitato, non è nè uno scherzo nè una vacanza. Ho motivi ben più concreti del baccalà e lo iodio oltre a una vera passione per il Portogallo, come si vede da altri post. Ma questa è un’altra storia. E poi riderci su aiuta a stemperare lo stress 😉



{giugno 9, 2013}   e momenti così… :)

 

 

In tutta la mia vita mi sembra che non ero mai arrivata prima in niente.Beh, non che ci avessi sempre provato con grande sforzo, alla fin fine andava bene lo stesso.Oggi per la prima volta sono prima.In qualcosa in cui quasi non ci speravo.Giocando fuori casa.Una cosa a cui tenevo molto.Sono bei momenti, lo ammetto!
Sono uscita di casa trotterellando e canticchiando e tutta la gente mi guardava come se fossi una pazza scappata dal manicomio. che spasso.

E voi?



{febbraio 19, 2013}   midway

film da vedere.
Direi che il video parla da sé

cmq il trailer ufficiale in realtà è questo



{novembre 26, 2012}   viva la campagna? Chi vivrà vedrà

tanto per cambiare è da un bel po’ che non scrivo.
Avrei un sacco di cose di cui scrivere… Ho fatto il pane in casa, il “piano c” volge al termine, ho imparato a usare il telaio (per ora solo quello a cornice), più le solite menate-cavolate. Ma il mio spirito da eremita talvolta preme. E quando mi lascia in pace non ho un computer a portata di mano (sì per ora mi conservo all’antica..non sto sempre connessa tramite telefoni, fon, pad, pod, galassie, bla bla ecc.)

Oggi però vorrei condividere un sito di cui molti mi chiedono e si entusiasmano.
Non so…di solito io vengo sempre a sapere le cose per ultima…e invece pare che sta roba la conosca solo io…
Si tratta di WWOOF (World Wide Opportunities on Organic Farms).
Per farla breve è un’associazione che permette di fare scambi tipo “alla pari”, ma in fattorie (organiche).
Si aiuta alcune ore al giorno in fattoria o in altre cose di cui hanno bisogno e in cambio si riceve vitto e alloggio.
Si deve pagare una minima quota associativa annuale per via dell’assicurazione sanitaria/gli infortuni e per non avere/dare problemi tipo sembrare che lavori in nero ecc.
Di buono c’è che esiste da un sacco di tempo e le fattorie sono controllate, e cioè non è che con la scusa dello scambio ti sfruttano 20 ore al giorno come manodopera gratuita. Insomma, fanno le cose fatte bene ed è veramente uno scambio, dai e ricevi.
Inoltre (o soprattutto..) può essere un buon modo per visitare posti nuovi, altri Paesi e conoscere altre culture o imparare una lingua come si deve.
Non parlo per esperienza diretta, ma ho conosciuto alcune persone che lo hanno fatto e ho letto molte testimonianze positive in giro per blogs, siti ecc. Mentre esperienze negative quasi niente. Ne ho anche letto su libri e romanzi e quindi mi sa che è veramente una cosa molto diffusa e ampiamente collaudata (ovviamente in Italia ci svegliamo un po’ tardi).
Ho guardato a fondo anche i siti ufficiali (quello italiano e quello internazionale), e ci sono un sacco di situazioni che sembrano veramente “fuori di testa” (ovviamente in senso buono) e veramente stimolanti e divertenti ecc. Tipo marito tedesco e moglie canadese trasferiti in Spagna con amici norvegesi a cui poi si sono aggregati conoscenti inglesi o altre cose così. Insomma, ce n’è veramente per tutti i gusti e da poter veramente conoscere culture e modi di convivenza (cosa di cui sempre più noto l’estinzione…) .
Se riesco lo farò al termine del “piano c”, visto che dovrò attendere almeno 4 mesi per attuare il “piano d”, e perchè sempre più penso che vorrei scappare a zappare la terra lontano da tutte ste “camicie blu”, lucine, scarpe-giacchette-cinture-alla-moda, smalti-ombretti-rossetti, rate per cose inutili ecc… e fare i fatti miei. Solo che un conto è aiutare la nonna nell’orto da bambini, e un altro è fare le cose per davvero…Quindi ho pensato che potrebbe essere una buona palestra/campo di prova.
In ogni caso vi farò sapere.
Unica cosa da ricordarsi…l’iscrizione non è generale. Ad esempio se ti iscrivi a wwoof italia, l’iscrizione copre solo gli scambi in italia. Quindi magari prima di iscriversi sull’onda dell’entusiasmo è bene informarsi e decidere un minimo dove si vorrebbe andare, per non doversi iscrivere nuovamente ecc. ecc. Cmq i siti sono fatti bene e spiegano tutto alla perfezione.

come sempre vi lascio una canzone.
Enjoy



oggi era la giornata mondiale dell’acqua…
vi eravate accorti che questa “ricorrenza”  esiste già da 20 anni? Io no… l’ho sentito per caso al tg.
Sarebbe il caso di pensarci un po’…e un po’ più spesso..

come sempre, la musica sa parlare meglio di me…Lascio la parola a Marco Paolini e i Mercanti di Liquore



{febbraio 11, 2012}   e se va tutto bene manca poco…

non vorrei sembrare ridondante…chi mi conosce sa che ho motivi profondi, non è tanto per fare o una specie di moda. Chi non mi conosce forse lo ha capito leggendomi e/o forse lo capirà se avrà voglia di leggermi ancora.
non aggiungo altro, perchè credo che questo video dica tutto da solo.

 

 



” ..per mille euro (neanche) e un progetto di onestà..”

Sono già 4 anni che mi porto appresso la mia spalla bacata.
E’ fastidioso a volte. Ti sembra di portarti appresso una strana appendice che con te non c’entra niente.
Come immagine mentale mi vengono in mente gli omini lego, quando da piccolo gli scambi le braccia e le gambe e le teste ecc. Ecco sì. Ti sembra che ti hanno impiantato il braccio di non si sa chi al posto del tuo.
In effetti non risponde sempre ai comandi spesso e volentieri. Fa quello che gli pare.
L’unica costante è il dolore.
Non so dire se il dolore sia poco o tanto. Perchè mi sa che dopo un certo tempo ti abitui, e il tuo parametro di tanto o poco diventa sballato. E’ come un rumore di fondo.
Mi ricorda al lavoro quando si spegneva la scala mobile.
Mentre lavoravi, non ti accorgevi del rumore della scala mobile. Era un sottofondo impercettibile. Ma poi all’orario di chiusura, quando la spegnevi, realizzavi quanto fosse forte in realtà quel rumore che ti aveva accompagnato per tutto il giorno senza che neanche te ne accorgessi.
Alla fine è questione di abitudine.
Ti abitui al rumore della scala mobile e lo rimuovi.
Quindi lo stesso meccanismo può valere per altre cose.
Ti abitui a non comprare cibo in barattolo che si deve aprire con l’apri-scatole, ma solo a strappo.
Ti abitui a farti svitare i tappi delle bottiglie da qualcuno o ad aprirle con la pinza.
Ti abitui a non riuscirle ad aprire neanche con la pinza e dover rinunciare e dover cambiare idea per la cena o per la bevanda.
Ti abitui a non dormire mai una notte intera a causa dei dolori.
Ti abitui a fare la spesa in più mandate perchè tutta in una volta non riesci a portarla.
Ti abitui a non poter andare in macchina per più di un tot da sola perchè potresti restar incriccata e doverti fermare per non sai quanto non sai dove.
Ti abitui a non mettere le cose che usi spesso, più grandi di un tot, nelle mensole in alto.
Ti abitui a non riuscire mai una volta a tagliarti le unghie dell’altra mano come si deve.
Ti abitui a non avere più degli hobby. O almeno, a non avere più I Tuoi hobby che ti piacevano e ad averne altri che in fondo ti fanno anche abbastanza schifo.
Ti abitui ad essere maldestro.
Ti abitui ai giorni liberi passati a letto o sul divano per i dolori accumulati durante gli altri giorni.
Ti abitui. Che altro puoi fare.
Sinceramente non mi ricordo niente di come fosse prima..è come se non ci fosse mai stato…. chissà se è una specie di meccanismo di difesa psicosomatico…
Com’è guidare per 1200km? Com’è non dover dipendere da nessuno per fare un sugo al pomodoro? Com’è andare a un concerto e mettersi in prima fila in mezzo alla mischia? Com’è portare una cassa d’acqua su per le scale e non doversi poi sdraiare per mezzora? Non ne ho idea.

So che sono fortunata. Molto fortunata.
C’è gente che per un’infortunio sul lavoro perde molto di più, se non addirittura tutto.
Ma forse (e forse qui sono ripetitiva), se non si continuasse a fregarsene di quelli che non ci lasciano le strazze e a dire che va bene così perchè è andata bene, si farebbe più attenzione già prima che il rischio vita neanche esistesse.
come diceva sempre non mi ricordo chi (e qui sono sicura di ripetermi) “è ad accettare la crepa nel muro e non badarci, che poi ti crolla la casa in testa” . 
Quindi insomma, non voglio fare la lamentosa nè mancare di rispetto a nessuno. Sia chiaro.
Era solo una riflessione sui fatti miei e su questo mondo bacato.
Scaturita come spesso accade dalla musica e vi lascio la canzone qui sotto. (la ditta citata alla fine non c’entra niente con la mia esperienza, ma è un dettaglio che c’è solo nel video. La canzone la trovo veramente bella e “universale”)

rock on.



ok..avevo appena scritto un post per la terza volta, sulle differenze tra certe cose di internet in Italia e in Germania…ma l’ho cancellato di nuovo perché mi sembrava troppo lamentoso.

Però dopo la scoperta di stasera non potevo fare finta di niente!
Allora, che io sia stordita ormai è abbondantemente comprovato..la scoperta non era questa. 😛
Il fatto è che a forza di fare passaggi di sim e cellulari ecc. mi ero dimenticata la mia sim tedesca nella taschina dei jeans. Quella taschina extra e piccolissima che c’è dentro alla tasca normale. Ecco.
Siccome sono stordita me la sono dimenticata..e prima di ricordarmi che era lì ho fatto almeno 2 lavaggi in lavatrice con tanto di igienizzanti vari, ammorbidenti ecc.
Beh oggi ho provato se era accaduto il miracolo, visto che domani riparto e torno in Germania qualche giorno la sim poteva essermi utile. Ci sono rimasta quasi male….funziona ancora!
Ironia della sorte il logo del mio operatore ha proprio una bella acqua…chissà…
Ora non è che voglio dire che pure le sim tedesche siano meglio ecc. ecc. bla bla. Però un paio di volte mi è successo con sim italiane (e con un solo lavaggio) e non sono mai sopravvissute (ma forse se fossero state di un altro operatore sempre italiano sopravvivevano, non voglio mica dire..)
Vabeh allora indiciamo un soddaggio se volete. Se vi son successe cose simili con qualunque sim di qualunque parte del mondo fate pure sapere…anche se dubito che si siano molti storditi come me in giro. 



et cetera